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Uscita dal Centro tornai direttamente a casa; avevo una dannata voglia di mettermi comoda, fare una doccia e .. riflettere. Negli ultimi giorni avevo vissuto intensamente troppe esperienze ravvicinate e straordinarie: avevo scopato con un ragazzo di quasi 20 anni più giovane di me, poi mi ero concesso alla profanazione del mio culo e della mia bocca alle passioni sfrenate di due uomini contemporaneamente, e appena poche ore prima avevo vissuto la mia prima esperienza saffica.
Da tutte e tre le esperienze ero uscita sconvolta e felice; in doccia mentre l'acqua calda scorreva sul mio corpo mi illudevo di rivivere le carezze date e ricevute in quest'ultimo rapporto. Pensavo al mio cambiamento che forse poteva diventare definitivo.
La mia vita sessuale era sempre stata anonima e priva di "voli" particolari; qualche pregiudizio personale e un marito un pò freddo avevano inaridito il rapporto. Dopo appena sei anni di matrimonio lui aveva cominciato a consolarsi con qualche dipendente interessata soprattutto a fare carriera in cambio di qualche concessione sessuale più trasgressiva. Per parte mia col tempo avevo imparato che non volevo invecchiare nell'astinenza. L'amicizia con il gruppo di compagne di sventura mi aveva incoraggiato a trovare soluzioni saltuarie di soddisfacimento dei sensi. Eppure proprio ora che stavo vivendo esperienze sessuali più trasgressive o coinvolgenti, sentivo che stavo tradendo quel patto di complicità con le amiche.
Avevo volutamente taciuto dei miei rapporti vissuti al Centro con le amiche ed ero ancora più indecisa per l'incontro del prossimo pomeriggio; aeco rinnegato il patto di confidenza che ci aveva aiutato tutte a traghettare e a vivere con allegria le nostre delusioni nei personali rapporti coniugali. Solo che i tradimenti precedenti, almeno per me, non avevano avuto il medesimo impatto trasgressivo e coinvolgente. In particolare mi ossessionava il ricorso recentissimo, e di cui portavo ancora sulla pelle i segni, del rapporto saffico: rivedevo già con nostalgia gli occhi neri ed eccitati della ragazza-gazzella, la sua capacità di dominio sulla mia volontà, le sue carezze intime sul mio corpo e l'insegnamento impartitomi e dei cui effetti mi elogiò, meravigliandosi che fosse stata la mia prima volta.
Cercavo di porre ordine ai miei pensieri e alle sensazioni nuove che avevo provato; non mi sentivo pronta a confessare le mie esperienze alle amiche, temevo il lro giudizio: si riaffacciavano in me i mille compromessi e pregiudizi che avevano frenato la mia autonomia e la mia libertà, specie in campo sessuale. Eppure, quando le avevo vissute, appena da poco tempo, le avevo godute appieno e intensamente. Mi ero donata con cosciente partecipazione alla brutalià di due uomini, avevo leccato la figa di una trentenne e ne ero stata soggiogata con grande piacere. Ero frastornata e felice, in bilico tra la voglia di approfondire e ripetere simili esperienze o fermarmi a riflettere.
Al solito decisi per una soluzione di compromesso: nel gruppo delle amiche del bar la più giovane, 40 anni da poco compiuti, Monica aeva avuto esperienze saffiche per sua spontanea confessione; altre invece avevano sempre negato, tranne le solite esperienze adolescenziali con l'amica del cuore alla ricerca dei segreti del corpo e dei piaceri che può dare.
Telefonai a Monica, parlammo per un pò e solo dopo mi decisi a confessarle che avevo bisogno di parlarle. Mi rispose con un lieve tono di sfida che potevamo farlo al solito incontro pomeridiano. Trovai il coraggio di dirle che al momento almeno avrei preferito parlarle da sola, rinviando a dopo la confessione al gruppo. Si incuriosì e mi invitò ada andarla atrovare a casa sua; viveva da sola da quando suo marito era andato via da casa senza un biglietto o una parola; le confidai che mi sarei sentita a mio agio a casa mia: in fondo anche io ero sola perchè mio marito non rientrava mai a pranzo e ne avremmo approfittato per pranzare assieme. Preparai qualcos adi semplice e leggero per il pranzo e intorno alle tredici bussò alla mia porta: indossava un bellissimo tailleur glicine, leggero e morbido. Ci accomodammo sul divano e le dissi cosa avevo preparato per il pranzo.
Mi spiazzò subito dicendomi: "non mi avrai fatto venire per parlarmi di cibo, vero ? - dai sputa il rospo e dimmi qual è il problema, è sesso o sentimento ?" e mi confidò per invitarmi a sciogliermi che non solo lei, ma anche le altre amiche si erano accorte dei miei silenzi e di qualche cambiamento che covava sotto.
Trovai il coraggio di guardarla negli occhi e ammisi che c'era qualcosa di nuovo; prima le geci giurare che ne avremmo parlato alle altre solo dopo averlo deciso insieme. Le raccontai delle esperienze con i due uomini e poi, dilungandomi di più, con la ragazza. Ero convinta di essermi tolta un peso di dosso, ma mi sorprese la sua risposta dopo il lungo silenzio con cui mi aveva ascoltato attentamente.
"come vuoi che ti aiuti quando non parli con sincerità e ti nascondi a me; in fondo se mi hai chiamata e hai scelto me per la tua prima confidenza un motivo ci sarà ? non mi dici dove hai avuto queste esperienze, perchè così ravvicinate ?". Queste domande mi convinsero della necessità di aprirmi interamente e, avvicinandomi a lei quasi per aumentare il grado di confidenza, le confessai di avere ottenuto notizie del Centro massaggi, di averlo frequentato con la confusa, neppure tanto, intenzione di provare esperienze più forti e soprattutto di essere uscita sconvolta dall'esperienza saffica. Volle da me un'esplicita ammissione che era stata la mia prima volta e volle soprattutto saper se mi era piaciuta, anzi mi chiese a muso duro, se avevo avuto degli orgasmi. Cominciai ad aprirmi di più, decisa a non tacere nulla all'amica che avevo volutamente chiamato in aiuto.
Mentre riferivo i dettagli dell'amplesso, non tacqui più nessun particolare, nemmeno del mio soggiacere alla volontà della compagna. Lei mi ascoltava attentamente e per vincere ogni residua resistenza teneva le mie mani tra le sue, le carezzava e girandole sulla sua gonna le palpava e delicatamente premeva sul polsi che palpitavano a velocità incredibile. Alzai gli occhi a guardarla e vidi i suoi occhi illuminati di una gioia intensa, lasciando una sua mano la sollevò per carezzarmi il viso: non l'avevo mai vista così bella. Alla delicatezza dei suoi lineamenti che già conoscevo si aggiungeva un'attenzione dei sentimenti verso l'amica confusa, per me nuova e arricchente.
Si avvicinò col corpo al mio e mi sfiorò con un dolcissimo bacio sull'orlo della mia bocca, sfiorò le mie labbra tremanti, forse di paura ma anche di desiderio, e mi sussurrò:" amore sei la benvenuta tra le lesbiche, sapessi quante volte prima di addormentarmi ti pensavo e sognavo il tuo corpo che avevo visto bene solo al mare; conoscevo la tua infelicità e avrei voluto esserti più vicina; tu invece eri presa solo dall'allegria delle chiacchiere e dalla voglia di vendicarti dei tradimenti subiti da tuo marito e che pensavi di ottenere con fugaci scappatelle con altri uomini".
Ancora una volta mi ritrovavo indifesa e offerta alla ricerca di altri, uomini o donne che fossero; ma scoprivo sulla mia pelle che le donne riuscivano aprovocarmi più intensi piaceri, più sottili orgasmi. Lei lo intuì, si fece più audace e insinuò una sua mano nella scollatura concessa dalla mia camicetta. Con le sue dita carezzò l'orlo dei seni segnato dal reggiseno, vi infilò due dita per scovare il capezzolo che fu pronto a ricevere la carezza inturgidendosi come mai prima. Chinai la mia testa sulla sua e la baciai delicatamente sulla bocca socchiusa; l'aprì, accolse la mia lingua avida della sua, arrotolammo le nostre lingue in un turbinio di desiderio e di passione; forse i nostri corpi senza piena coscienza si erano sempre cercati. Mi trovai distesa sul divano mentre il suo corpo mi premeva; le sue amni si erano fatte più sfrontate, i bottoni della mia camicia non fecero molta resitenza alla sua volontà, mi tolse il reggiseno con dolce energia, si tuffò con la bocca avida sul mio seno sempre sodo e ricco, succhò golosamente ai miei capezzoli che rigirava con la lingua per sentirne il turgore ed accrescere il suo e il mio piacere.
Si sollevò per un attimo dal mio corpo, ne ammirò la nudità della parte superiore e sorridendo mi chiese:"non mi vorrai per caso privare della bellezza delle parti più belle; mi sfilò la gonna lentamente godendo anche del fruscìo della fodera sulle mie cosce, le ammirò estasiata, le carezzò lentamente e disse:" gli uomini non meritano questo ben di Dio". Odiavo vederla ancora vestita del suo tailleur, mi sollevai per attimo, staccai con forza l'unico bottone che teneva chiusa ai miei occhi e al mio desiderio la visione del suo seno: non portava il reggiseno. Due piccoli seni proporzionati e appuntiti sbucarono dinanzi ai miei occhi, non seppi trattenermi di stringerli tra le mie labbra, bevvi avidamente e sentii crescere sotto la mia lingua i suoi capezzoli, sproporzionatamnete grossi rispetto alle dimensioni dei seni. Strinsi tra le mani le sue spalle e l'avvinghiai alla mia bocca, mi sentivo felice e piena di desiderio, da dare e da ricevere. La liberai nervosamente della sua gonna e un minuscolo perizoma dello stesso colore del tailleur copriva a stento una fichetta quasi interamente depilata e già umida deli stessi umori di cui era preda la mia figa.
Ero troppo impaziente, la volevo spingere sul divano per leccarla, per possederla; ma lei fu più forte di me: "non vorrai negarmi il piacere di leccarti dopo averti tanto sognata e desiderata", si tuffò con il volto sul mio inguine, affondò la bocca e la lingua sulla figa che iniziò ad esplorare con meticolosa lentezza. Sembrava conoscerne ogni angolo, ne stuzzicava tutti i punti più sensibili; i miei umori bagnavano la sua lingua e inondavano la sua bocca di dolci poiaceri; quando riposava la sua lingua staccandosi brevemente dalla mia sorgente di piacere leccava golosamente le sue stesse labbra, ne assaporava il gusto e tornava con rinnovata forza su di me che l'attendevo a cosce aperte per accrescere ancora di più il mio orgasmo che si ripeteva a piccoli intervalli, sempre più forte e intenso.
Si girò sopra il mio corpo, ormai completamente nudo e preda del suo desiderio per colgiere nuovi e inesplorati piaceri. Ai miei occhi si presentò ravvicinata la visione delle sue intimità, me le offrì sfiorandomi più volte il naso, il viso la bocca. Con i suoi seni strofinava il mio addome e di nuovo riassaporò, mai sazia, la dolcezza della mia sborra. La sua lingua scendeva agile e veloce verso il basso della mia figa, esplorava parti nuove donandomi sensazioni inebrianti di piacere che mi facevano tremare le gambe e le cosce. Lei sentiva fortemente il piacere che mi procuravano le sue carezze e le sue leccate e premeva con la sua fichetta contro la mia bocca invocando silenziosamente l'intervento dellae mie labbra e della mia lingua. Restituii con gli interessi il piacere che lei aveva provocato in me: strinsi forte tra le dita e le unghie i suoi glutei, tenni immobile il suo bacino sulla mia faccia, slinguettai per un pò il buchetto del suo culo e affondai la lingua nella sua fonte che sbrodolava umori e sborra per dissetare la mia sete di goduria.
Continuammo ancora per non so quanto tempo questa reciproca ricerca di piaceri; stanche e soddisfatte dei ripetuti orgasmi, dati e ricevuti, restammo nude distese una accanto all'altra. Ci alzammo dopo un pò per andare in bagno; le offrii la precedenza per lavarsi e mi rimproverò dolcemente: "perchè non vieni anche tu, sorellina ?". Entrammo e quella che doveva essere una semplice operazione d'igiene si trasformò in un reciproco, prolungato e piacevolissimo ditalino. Ci baciammo ancora appassionatamente e stanche ci avviammo atavola per un pranzo freddo: era l'ideale per sopire per un pò le nostre passioni.
A tavola parlammo ancora di noi; lei decise per me cosa sarebbe stato meglio dire e non dire al gruppo, per vivere in pace il nostro grande segreto! |