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Pubblicato : 10-12-2010 | Autore : marco.1956
Categoria : Tradimenti | Totale Visualizzazioni : 4734 | Votazione :


  
marco.1956
incesto

Siamo un gruppo di 4/5 amiche tra i 40 e i 46 anni. Abbiamo in comune storie di vita molto simili; tutte sposate, ma nessuna, per un motivo o per un altro felice o soddisfatta. Ci unisce un'eguale voglia di vita e di ricerca del piacere; per qualcuna è intrinseca al proprio carattere, per altre è nata in età matura, dopo qualche forte delusione o tradimento patito. Io, Cristina, appartengo al secondo gruppo.
Gli straordinari che mio marito diceva di fare in ufficio o le missioni di lavoro a cui partecipava, scoprii con ritardo, erano solo volgari occasioni di scopate con sue dipendenti o colleghe conosciute negli ambienti di lavoro.
Ci riuniamo quasi ogni pomeriggio in un bar molto fine di un quartiere lontano dal nostro dove, tra un caffè, un thè e qualche chiacchiera passiamo il tempo dimenticando per un pò le nostre vite e i nostri compagni. Spesso questi incontri sono stati anche l'occasione per parlar male di loro o per confidarci piccole scappatelle che, più o meno, tutte abbiamo vissuto, anche se la voglia di rivincita sui nostri mariti non è mai pienamente soddisfatta.
Durante uno di questi incontri l'anno scorso una di noi confidò che aveva saputo dell'apertura di un nuovo centro massaggi nelle vicinanze del nostro bar; non ne conosceva esattamente il posto, ma le era stato detto da una sua collega d'ufficio che facevano servizi eccezionali, anche se il costo era più salato degli altri in genere. Altro dettaglio che era riuscita a sapere era che ricevevano solo per appuntamento. Finsi di non essere interessata all'argomento per precedere eventuali iniziative delle mie amiche.
Al rientro a casa sfogliai le pagine gialle: ma nessun centro massaggi era indicato in quel quartiere. Accesi il computer e feci una rapida scorsa alla voce massaggi: ancora niente. La sera andai a letto ansiosa di scoprire il recapito del centro; ero ancora più vogliosa per la solita noncuranza di mio marito nei miei riguardi: e dire che sono tuttaltro da buttare: ho ancora, a 44 anni, un corpo snello malgrado qualche piccola piega ai fianchi e ho soprattutto un bel sedere che amo mettere in risalto con gonne fascianti o pantaloni elasticizzati. Anche il seno non è da meno perchè, avendo avuto un solo figlio e senza allattamento naturale, si mantiene sodo e sufficientemente all'insù.
La mattina dopo esco di buon'ora e vado in macchina, parcheggio vicino al bar e a piedi comincio a percorrere la strada nella speranza di trovare una targa, un'insegna. Ma niente, quasi disperata, entro in un bar, diverso e distante dal solito, e mentre consumo un cappuccino chiedo, fingendo distrazione e  disinteresse, se c'era ancora quel centro massaggi che c'era una volta. Il barista con grande cortesia mi dice: signora, non so a quale lei si riferisca, però posso dirle che ne hanno aperto uno da alcune settimane e ne sento anche parlar bene.
Poichè io tacevo, guardandomi negli occhi con una curiosità maliziosa, mi domanda: vuol sapere dov'è ? e insistendo mi confida: è proprio alla prima traversa uscendo a destra; è il secondo portone, non può sbagliare, c'è anche un'insegna abbastanza grande, anche se non ricordo il nome. Tacque e continuò a guardarmi con curiosità, quasi volesse farmi pagare la cortesia fatta. Pagai la consumazione, ringraziai fingendo disinteresse e mi diressi uscendo verso quella strada secondaria: l'indicazione era esatta: Si chiamava Afrodite, era indicato l'obbligo della prenotazione e ovviamnete il numero telefonico. Lo registrai sul mio cellulare e dopo qualche attimo di esitazione, chiamai.
Mi rispose una calda voce che mi sembrò appartenere ad un giovane uomo; chiesi di prenotare e mi dissero che, considerato che avevano aperto da poco, avevano degli spazi liberi e potevo perciò scegliere: tra mezz'ora dopo o nel pomeriggio alle 18. Ebbi un attimo di esitazione: da scartare l'ipotesi del pomeriggio perchè il rituale incontro con le amiche non mi avrebbe permesso di giustificare la mia assenza. Potevo scegliere l'appuntamento immediato; confessai che non ero sicura di fare in tempo, in effetti stavo facendo un rapido esame dell'intimo che avevo indossato: avevo addosso un perizoma bianco di merletto e un reggiseno a balconcino, ovviamente bianco e di merletto anch'esso. Esitai perchè mi sembrava un pò spinto per un possibile primo incontro per il massaggio. Ero però troppo impaziente , poichè dall'altro capo del telefono il giovane mi mise un pò di fretta dissi che ce l'avrei fatta entro mezz'ora.
Che bugiarda ! mi trovavo a pochi metri dal portone, ma da tempo ormai la vita e il desiderio mi avevano insegnato a mentire.
Trascorsi quei minuti con ansia e trepidazione, guardando vetrine e comprando  solo una culotte nera che lasciava le natiche in bella esposizione; la commessa confezionò un bel pacchetto e intanto si era fatto il momento di entrare al centro.
Alla porta apparve un giovane dai folti capelli neri e neri pure gli occhi; indossava un fuseau nero attillatissimo e una camicia bianca con maniche a sbuffo che si fermavano a metà avambraccio. Feci un sorriso di circostanza pensando tra me e me che forse ero incappata in un gay. Lui mi sorrise cordialmente e mi fece entrare in una saletta interna; mi fece alcune domande: se era la prima volta che venivo, se mi ero sottoposta mai  a dei massaggi o se avevo delle preferenze particolari. Risposi con superficialità, e mentendo, che avevo fatto dei massaggi in passato solo sulla zona lombare per vecchi fastidi alla zona. Speravo così di indicargli una zona molto sensibile per me e forse piacevole per lui.
Nella sala si respirava un intenso odore di fragranze piacevoli e miste: incenso, sandalo e olii essenziali ai frutti tropicali. Uscendo mi disse di prepararmi. Nella saletta la temperatura era molto confortevole: il lettino per i massaggi a cui mi appoggiai per spogliarmi era tenuto caldo da una copertina elettrica; gli olii disposti su vare boccette erano tenuti in un recipiente che li teneva a temperatura tiepida. Un grande specchio era collocato alla parete laterale al lettino e due sedie e un armadieto a vetri che conteneva degli asciugamano completavano l'arredamento.
Mentre mi spogliavo ero eccitata; l'atmosfera mi stava intrigando, ma non volevo farmi soverchie illusioni. Rimasta con perizoma e reggiseno diedi uno sguardo alla mia immagine riflessa allo specchio e constatai che ero ancora una gran bella figa; però il ragazzo aveva sicuramente 15 anni meno di me. Ma in fondo non ero neppure sicura che sarebbe stato lui il mio massaggiatore; mi distesi e aspettai: quegli attimi mi sembrarono giorni, non sentivo alcun rumore, l'atmosfera era ovattata, calda e sensuale. Ebbi per un attimo l'impressione che qualcuno mi spiasse; stavo per spazientirmi quando entrò lo stesso ragazzo che mi aveva accolto e avvicinandosi mi chiese se preferivo essere massaggiata da una sua collega o da lui. E' ovvio che risposi che per me era indifferente, ancora una bugia, tanto ormai lui era là presente.
Mi invitò a prendere posizione, mi porse un piccolo asciugamano, scaldò le sue mani strofinandosele e bagnandole di olio.
Appoggiò le sue mani sulle mie spalle e massaggiò delicatamente la parte alta, poi scendeva e risaliva sulle braccia e ogni tanto fermandosi m'invitava a rilassarmi perchè i miei muscoli non rispondevano bene alle sue manipolazioni. Il mio cuore batteva forte, chiusi gli occhi, mi sforzai di non pensare a niente se non a godere di quel momento di relax e obbedii. Il calore che mi trasmettevano le sue mani grandi e le sue lunghe dita facevano vibrare internamente il mio corpo di brividi intimi e piacevoli. Le sue mani continuavano a scorrere sul mio corpo quasi lo conoscessero in ogni piega, i movimenti erano però impediti dal reggiseno; si complimentò per il mio coordinato e mi disse: si vede che lei è una donna di classe; lo ringraziai nascondendo una smorfia che voleva dire: preferirei che mi trattassi da troia. Mi invitò a togliere il reggiseno perchè si sarebbe macchiato d'olio e perchè impediva la libertà dei suoi massaggi. Tentai di toglierlo, ma l'emozione e l'atmosfera intrigante mi fecero inceppare le dita e, con cortese abilità, me lo sganciò, aggiungendo che potevo anche tenerlo sotto. Ora le sua abili mani erani libere di scendere e risalire sul mio corpo in piena libertà; aggiunse altro olio e cominciò a lavorarmi sul fondo schiena avvertii dei forti brividi che mi fecero accaponare la pelle. Credo che se ne accorse, ma non se ne curò più di tanto.
Sul sedere si ripetè la stessa scena che col reggiseno; disse che dovevo toglierlo per non sporcarlo e per massaggiare con migliori risultati le natiche; sfilai il perizoma io stessa, sollevando leggemente il bacino, aprii per un attimo gli occhi e allo specchio vidi il mio corpo umido di olii, il sedere pronunciato verso l'alto e il ragazzo che si era di poco discostato dal lettino mostrava di profilo un pacco non indifferente nella parte anteriore dei suoi fuseau. Feci finta di non vedere per non scoraggiarlo e mi risistemai ormai completamente esposta al suo sguardo e alle sue mani. Nel movimento di togliere il perizoma il reggiseno era scivolato a terra senza che me ne accorgessi.
Mi affidai disponibile alle sue  amorevoli cure sperando che usasse prima o poi su di me quello splendido arnese, ancora nascosto e ignoto. Prese tra le sue mani le mie natiche che massaggiava con dolce energia, le spingeva verso l'alto, le allargava armoniosamente mentre i suoi pollici si insinuavano delicatamente nel mio solco che si apriva disposto ai suoi occhi e alle sue dita.
Scese poi sulle cosce che allargava poco alla volta mentre le agitava con morbidi movimenti verso l'alto e verso il basso; quando risaliva sospiravo sommessamente e non potevo fare a meno di bagnarmi con la lingua le labbra secche, forse per la temperatura, ma più probabilmente per l'eccitazzione che saliva sempre più forte dalla mia figa. Sentivo un caldo e umido tepore tra le cosce, volevo stringerle, ma le sue mani ferme allargavano, ormai padrone di me e del mio corpo, le cosce, ne curavano tutte le rotondità alleviandomi un poco la tensione erotica carezzando le caviglie e i piedi.
Ritornando vicino al mio bacino si abbassò su di me che, tra un brivido e un mugolìo, fingevo di dormire e posata una sua mano spudoratamente sul mio culo, mi sussurrò all'orecchio: ora dobbiamo pensare all'altro lato. Mentre mi giravo si allontanò e prese dall'armadietto un asciugamano ospite che voleva posare sulla fonte del mio piacere. Gli dissi sfrontatamente che non era necessario e non doveva avere di questi scrupoli. Volevo che si liberasse di ogni pudore e timidezza. Ormai gli avrei data tutta me stessa se solo me l'avesse chiesto. Non sentivo alcun rumore attorno, forse non c'era nessuno e questo m'intrigava ancor di più.
Riprese a massaggiare con altro olio il petto e i seni che circondava con abili giri delle sue mani unte di dolci fragranze; presto i miei capezzoli, quasi rispondendo ad un ordine imperioso e intimo, si rizzarono impertinenti e curiosi, anche l'aureola si fece crespa sotto i suoi polpastrelli, muovevo lentamente le mie cosce che strofinavo con sottile piacere interiore tra di loro. E intanto un ininterrotto profluvio di umori colava dalla mia figa. Non osavo aprire gli occhi temendo di scoraggiarlo; ero sempre più disponibile e cedevole ai movimenti delle sue mani che con audacia si spinsero verso il pube e la leggera peluria che poco lo celava ai suoi occhi e alle sue mani.
Si era ormai impossessato della mia figa, la carezzava con movimenti lentissimi e circolari; ne sfiorava le grandi labbra, dal basso verso l'alto e dall'alto verso il basso. Il dito medio scivolava verso la fessura che collegava la figa al buchetto del culo che titillava con insinuante ed eccitante dolcezza. Piegavo nerfvosamente le mie ginocchia in preda ad un piacere irrefrenabile mentre un incontrollabile quantità di umori dalla mia fonte bagnava spudoratamente il lenzuolo. Si accostò al mio corpo e avvertii nettamente la durezza di un cazzo pronto a scoppiare che si appoggiava all'esterno delle mie anche; poi lo sentii allontanarsi, ebbi un soprassalto di paura, aprii un solo occhio: si era piegato per liberarsi dei fuseau e dello slip. 
Un enorme cazzo si rizzava davanti alla folta peluria del suo basso ventre; la cappella lucida di umori si agitava e muoveva delicatamente quasi cercasse il fine del suo piacere. Salì col ginocchio sinistro sul lettino, volevo aiutarlo per rendergli più facile l'accesso, ma non fu necessario, mi allargò le cosce con dolce sgarberia, puntò i suoi piedi in mezzo ai miei e, sollevato il resto del corpo muscoloso e leggermente peloso sul mio, stuzzicava con la punta del suo cazzo, splendido e splendente di umori, l'ingresso del suo e del mio desiderio.
Sembrava che quel gioco estenuante ed eccitante non dovesse finire mai; invece improvvisamente affondò il suo grosso cazzo nella mia figa, penetrò con estrema facilità tanto erano abbondanti i nostri umori. Mi sentii riempire della sua carne, come una vacca dal toro, come una troia dal suo porco.
Lasciai la mia posizione di dolce abbandono e cedimento, inarcai le gambe, lo avvolsi strettamente sentendo la durezza delle sue natiche di ragazzo e lo spinsi ancor di più dentro di me; era un'esplosione di piacere e pienezza, la sua carne vibrava dentro di me sollecitando tutti i miei sensi all'unisono. La vagina lo accoglieva e provocava con contrazioni forti e avvolgenti; il suo  cazzo si gonfiava e si estendeva sempre di più cercando di esplorare anfratti ancora più nascosti del mio corpo che torturava con spinte violente e dolcissime finchè in un'ultima intens a vibrazione scoppiò di calore e piacere allagando la mia vagina di una quantità di sborra mai assorbita dalla mia figa. Strinsi fortemente le sue spalle, le sue natiche, vi affondai le mie unghie quasi a fargli male e gridammo di piacere intenso e lungo.
Avrei voluto che non finisse mai; ma si scostò da me, scese dal lettino e con un tenero bacio sulla bocca mi disse sorridendo maliziosamnete: per quando dobbiamo prenotare il prossimo incontro ?
Non conoscevo neppure il suo nome e pure gli dissi che poteva andar bene anche subito. Mi fissò l'appuntamneto per due giorni dopo e mi invitò a lavarmi in un bagno annesso. Quando mi rivestii e uscii dalla saletta, vidi una figura di uomo uscire da una stanza buia attigua alla nostra. Mi salutò cordialmente e, dandomi la mano con una stretta confidenziale, mi disse: spero che si sia trovata bene, a rivederla, signora.
Pagai "solo" 100 euro e me ne andai sorpresa e dubbiosa; non mi ero mai sentita così troia. Quell'uomo aveva probabilmente sentito tutto della mia scopata. O forse aveva anche visto, considerato che la stanza era proprio dalla parte del grande specchio che probabilmente era del tipo: specchio da una parte e vetro trasparente dall'altra. Diedi una scrollata di spalle e non ci pensai più: sicuramente avrebbe aumentato la mia goduria.  
Promisi a me stessa che sarei tornata spesso a quel centro massaggi !           



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