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Un caffè non si rifiuta mai
Mia cognata, non saprei come spiegarlo, ma mi fa sangue.
Quelle tette grandi, quei polpacci carnosi, i piedini piccoli, il marito da cornificare.
Ecco, son tutti motivi per desiderare una bella scopata clandestina. Magari a a casa sua.
Magari nel loro letto.
Succede che dovevo recarmi dai suoceri per una commissione.
Suonai alla porta, e mi apri’ la porca.
Sorrideva la porca. Dietro quegli occhialetti vedevo una troietta da castigare subito.
Faceva ruotare il busto per far muovere le tette, la sgualdrina. Sorrideva.
Dissi: ciao, ma sei da sola?
Lei: si, sono usciti i miei. Entri?
Io: Ho un po di fretta…
Lei: ehm…il caffè è ancora caldo…!
Io: ok! Entro e vado via subito allora.
In cucina mi lasciò solo.
Stava facendo pipi’, sentivo lo scrosciare sino in cucina.
Mi chiamò dentro.
Mi sorrise dicendomi che rischiava di farsi la pipi’ addosso.
Mi venne l’acquolina in bocca.
Mi prese la mano e non poteri fare a meno di inginocchiarmi.
Mise la mia mano sotto la sua pipì calda…e mi prese la testa per baciarmi, la maiala.
Lei e quel cornuto del marito.
Mi stava facendo una sega, e si alzò in piedi sugli zoccoli alti di legno con la fascia bianca.
Mi baciava con quella sua lingua da affamata di cazzo, forse di più cazzi in contemporanea. La puttanella.
Mi chiese di chiamarla troia.
Glielo ripetei più volte mentre con un piede sul bidet si sollevava per poter essere penetrata dal mio cazzo voglioso.
Le afferrai le chiappe immense, e si lasciò andare col suo peso.
Scopammo in piedi, e perse uno zoccolo. Il rumore di legno che fece mi eccitò da morire.
Troia, troia, sei la mia troia.
Sborrai tantissimo dopo poco. Lei continuò a baciarmi dopo essere venuta.
Si sedette sul bidet e melo prese in mano ormai non più duro.
Feci pipì e le inondai il viso, e colò tutto sul seno e sul ventre.
Era bellissimo.
Grazie le dissi. Mi sorrise.
Andai in cucina per il caffè. Non c’era traccia di caffettiera.
Troia.
Sentii rumori di macchina.
Uscii dal retro.
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