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Pubblicato : 26-03-2017 | Autore : murantico
Categoria : Dominazione | Totale Visualizzazioni : 700 | Votazione :


  
murantico
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Domenica, appunto, era il primo giorno da solo in casa perchè Paola, mia moglie, era andata da sua madre bisognosa di cure. Quel giorno lo volevo dedicare al riposo assoluto ma, appena sveglio, mi ricordo che dovevo consegnare un plico alla mia dirimpettaia. Una signora cinquantenne, bionda, formosa e molto attraente. Vado al suo appartamento e suono alla porta. Mi apre subito e, scusandosi per essersi presentata in vestaglia, mi fa accomodare e mi firma la ricevuta del collo consegnatole. Sto per riavviarmi alla porta d'ingresso ma lei mi chiede un favore: aiutarla a spostare l'armadio guardaroba nella sua camera da letto. Accetto e la seguo in camera e, nello spostare l'armadio, si apre uno sportello ed io, che volevo chiudere lo sportello, mi trovo di fronte ad un armamentario composto di fruste, falli di gomma,e tanto materiale per sadici incalliti. Lei diventa subito rossa in viso e, ripesasi dal disagio, va dritta al sodo: " Io sono masochista e godo nel soffrire. Se sei disponibile a frustarmi, sculacciarmi, e tanto altro, sappi che ti compenserò bene." Annuisco in silenzio e lei mi abbraccia, tastandomi dappertutto, e poi si spoglia completamente, dedicandosi poi a spogliare me. Incantato dal suo sodo e formosissimo culo, mi siedo sul letto e la faccio sdraiare sulle mie gambe col culo per aria. Inizio una sonora sculacciata che va in crescendo gradualmente, poi, dopo averle fatto riprendere fiato, tacendo dopo una serie di sculacciate sonorizzate dalle sue urla contenute, frugo nell'armadio e trovo una frusta che subito faccio schioccare sul pavimento e in seguito la metto a pancia sotto e inizio a frustarla. Lei geme di dolore e piacere insieme, poi, dopo cinquanta frustate, mi chiede di fermarmi e va all'armadio dove prende accendino e candele. Si risdraia sul letto e mi chiede di farle colare la cera sulle natiche e sulle cosce. Io prendo nell'armadio una museruola con pallina d tennis da fissarle in bocca, impedendole di urlare ma solo mugolare. Inizio la tortura e lei si dimena ma, quando si gira sul letto di fianco, noto che le lenzuola sono intrise di umori vaginali, quindi lei ha goduto nella sofferenza e mi fissa con gli occhioni lacrimosi, mostrandomi riconoscenza. Io nel frattempo sono entrato bene nel ruolo del torturatore e, dopo averle ammanettato polsi e caviglie, la possiedo analmente senza lubrificarle il forellino. Lei si dimena sofferente ma dalle sue cosce cola un liquido trasparente: sta godendo! Dopo averla posseduta, vado di nuovo a rovistare nell'armadio, poi le tolgo la morsa dalla bocca e lei subito mi ringrazio per il piacere-dolore che le ho fatto provare. Nell'armadio vedo una scatolina contenente aghi da siringa e già mi eccito nel pensare a quando le infilerò tutti quegli aghi sulle natiche e sulle cosce. Passo subito ai fatti ed infilo lentamente il primo ago sulla natica destra, a differenza delle punture che faccio benissimo e dò un colpo deciso e veloce, da non fare sentire nulla a chi pratico un'iniezione. La bionda geme ed io passo al secondo ago che infilo sempre a destra, poi, al decimo ago, passo a sinistra e ci infilo anche lì dieci aghi. Nel frattempo arriviamo alle ore tredici ed io sento un languorino che mi ricorda di un sugo preparato da Paola mia moglie e le tagliatelle fatte in casa da lei. La bionda geme con le lacrime agli occhi ed io approfitto per dirle che devo fare un'altra consegna e dopo potrei tornare da lei il pomeriggio. Lei s'infila la vestaglia e dalla sua borsetta tira fuori duecento euro che mi da in mano. Io la ringrazio e la bacio in bocca. Dopo i saluti di rito, volo a casa mia dove mi faccio una doccia, col pensiero fisso a lei che poi vedo nella ricevuta firmata che si chiama Marina.  Pranzo in pace e silenzio. Dopo il caffè, cerco il suo nome sull'elenco e la chiamo per sentire se vuole ancora giocare con me. Mi dice di sbrigarmi ad andare da lei e quando suono e mi apre la porta, mi abbraccia e bacia in bocca, desiderosa di ricominciare i giochi. Si è presentata a me, indossando reggiseno e mutandine nere, calza con reggicalze ugualmente nere; insomma, una figa da infarto. La conduco in camera sua e la lego a polsi e caviglie con due paia di manette. Immobilizzata, inizio a pungerla sulle cosce e sulle natiche con gli aghi di siringa. Lei geme di dolore ma la sua fighina cola molti umori, perciò è chiaro che gode assai. Mentre lei mi suggerisce un nuovo gioco, squilla il suo cellulare: è suo marito che, invece di rientrare dal suo lavoro di rappresentante, il Lunedì sera, avvisa che rientra in serata della Domenica. Marina mi fa presente il tutto ed io sono invitato a sparire da casa sua che dovrà rimettere in ordine in poco tempo. Concludiamo i giochi scopando con foga e piacere ma io non le risparmio dei pizzicotti sul seno. Lei sborra da sembrare una cascata di fiume ed il divertimento finisce lì. Prima di accompagnarmi alla porta mi infila in tasca altri cento euro. La bacio in bocca poi esco da lì.



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