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Pubblicato : 23-09-2011 | Autore : givon
Categoria : Etero | Totale Visualizzazioni : 4690 | Votazione :


  
givon

Le cose con mia moglie in quel periodo non andavano assolutamente bene, lei era sull'orlo di una creisi di nervi, dopo la nascita del bambino aveva lasciato il lavoro e la sera quando tornavo dovevo subire i suoi isterismi che tra l'altro si riversavano sull'umore del bambino. Era pure un bel po' che non mi dedicavo alle relazioni extra-coniugali, quindi stavo prorio in piena crisi mentale ed ormonale.
Spesso uscendo dall'ufficio, per non rientrare subito a casa mi fermavo al centro commerciale, bevevo qualcosa, una sigaretta, ammiravo un po' di figa...
L'altra sera stavo fuori dal centro a fumare una sigaretta quando vedo arrivare un papà con due bambini (dall'aspetto due pesti) e la mamma poco più indietro con una faccia nera e una sigaretta appena accesa. "Avviatevi che finisco di fumare"... "Venite bambini che la mamma ha deciso di morire presto" fu la risposta dell'uomo che entrò tirandosi le due pesti e lasciando la donna (giovane e carina, per non dire tosta) fuori. Quei cinque minuti che stavamo là fuori tutti e due sembrarono interminabili, le sigarette sembravano non finire mai, in continuazione ci lanciavamo occhiate con leggeri sorrisetti, nel suo sgardo vedevo però un po' di insoddisfazione, forse la stessa mia che avevo con mia moglie. Finimmo quasi in contemporanea, solo che lei per alzarsi dalla panchina entrò nel centro dietro di me. Mi feci un giro per i negozi di PC, mentre lei raggiunse il marito al parco bimbi. Uscendo dal negozio la vidi di lontano discutere con il marito, incuranti della gente, il quale la prese a cattive parole. Lei si voltò per uscire fuori e incrociò nuovamente il mio sguardo... Arrivato fuori la vidi poggiata al muro con occhiali scuri e che con molto nervosismo cercava di accendersi una sigaretta senza riuscirci, mi avvicinai e le porsi l'accendino acceso, mi ringraziò quasi singhiozzando, mi accesi anch'io una sigaretta e lei mi prese per mano portandomi verso il parcheggio "Qual'è la tua auto?" mi disse. Arrivammo vicino alla mia macchina, la feci salire, misi in moto e le dissi "dove vuoi che ti porti?" "In culo al mondo, il più lontano da quello stronzo e dai suoi figli". Mi spiegò che quei bambini non erano suoi, erano frutto del primo matrimonio del marito rimasto vedovo e che si era risposato con lei solo per non restare da solo. Ma era un violento, bastardo che voleva avere solo il suo piacere dalla loro relazione, che non perdeva occasione per insultarla davanti a tutti.
La portai in un parco lì vicino, in cui passa un ruscello e tra il verde degli alberi si sta un amore (era un altro mio rifuggio dalla casa che mi cadeva addosso). Ci sedemmo su una panchina e come se nulla fosse cominciammo a pomiciare come due ragazzini. "Stasera che fai?, dove andrai a dormire?" le chiesi, "Andrò da mia nonna, è anziana e ogni volta che litigo con lui la vado a trovare con la scusa di farle compagnia" L'accompagnai, la nonna abitava vicino casa mia, così l'indomani mattina prima di andare a lavoro la passai a prendere, si fece accompagnare di nuovo al parco e mi disse che mi avrebbe aspettato fino a sera. A pranzo mi presi delle ore di permesso, così la raggiunsi e la portai a mangiare in una trattoria lì vicino. La proprietaria mi conosceva (ci avevo spesso portato una collega) ed aveva anche una camera a disposizione che avevo giù utilizzato. Dopo mangiato salimmo sopra e ci stendemmo sul letto, io mi tolsi la camicia, lei si sbottonò i primi bottoni della magliettina mostrandomi la sua scollatura. Si coricò affianco a me poggiando l'orecchio al mio petto che di tanto in tanto baciava, mentre io con la scusa di un massaggio le tastavo ora il culo, ora i seni... Pian piano infilò la mano nei miei pantaloni dopo aver allentato la cintura, sentivo la punta delle sue unghie sul mio cazzo che ormai grosso cercava di uscire dagli slip. Con un movimento del bacino agevolai l'uscita del mio pene che si ritrovò avvolto dalla mano della donna la quale cominciò a massaggiarlo a dovere. Lei aveva un jeans talmente attilato (non era magra, aveva però delle belle forme, arrapanti) che non riuscivo a infilarle la mano dentro, coì fui "costretto" a sbottinarglielo. Lei stessa se lo calò restando con una mutandina nera che lasciava fuoriuscire un po' di pelo. Senza torgliela allora comincii ad accerezzarla e di tanto in tanto premevo sotto in corrispondenza della fessura... cominciava ad eccitarsi che mi calò il pantalone con tanta foga che in pochi secondi mi ritrovai con tutto il cazzo nella sua bocca cominciò a spompinare facendo in modo che la mia gamba finisse tra le sue, così poteva strofinarci sopra la sua figa. Data la posizione con molta fatica riuscii a calarle le mutandine in modo da sentire il suo pelo sulla mia gamba. Smise un attimo prima che venissi, quindi si volto presentandomi davanti al volto la sua bernarda, così si riprese il mio cazzo tra le mani e continuò a leccarlo come un cono gelato... Iniziammo un madornale 69, con la mia lingua esplorai per bene l'interno della sua fighetta e di tanto in tanto sentivo che sussultava... continuai facendola rabbrividire un paio di volte ed anche quando le venni in bocca continuavo la mia opera... volevo che avesse un orgasmo e godermelo tutto... dopo un po' venne, cominciò a tremare tutta, non so se avesse piacere, paura o freddo... lo zampillio fu talmente tanto che si sentì sfinita tanto da voltarsi verso di me e ad abbracciarmi con forza. La baciai e le nostre lingue cominciarono ad accarezzarsi inumidite del mio sperma e dei suoi umori... Quando si rilassò ci lasciammo andare in una scopata classica, le venni dentro e lei mi ringraziò con un bacio sulla guangia. Ormai era orario, la volevo accompagnare dalla nonna, ma si fece portare all'aereporto... aveva un aereo per la Germania, dove avrebbe raggiunto il fratello... Non voleva più saperne dell'Italia.
Non tornò più, di tanto in tanto abbiamo fatto sesso virtuale in chat, ma mai più ho potuto godere del suo piacere, ne lei del mio.




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