Mi chiamo Lucia, ho da poco passato la quarantina e, senza modestia, sono ancora una bella donna.
Questo mio aspetto giovanile ed appariscente mi permette di continuare a dilettarmi con il mio passatempo preferito, che consiste nel mostrare il mio corpo.
Si, avete capito bene, sono una esibizionista, godo nel mettere in mostra le mie grazie femminili.
Ma ini
ziamo dal principio.
All’età di quattordici anni, durante i mesi estivi i miei genitori mi trovarono un lavoro presso il negozio del signor Luigi, an
ziano proprietario del forno del paese che riforniva
quotidianamente la quasi totalità degli abitanti di buon pane e squisiti dolci.
La mia mansione era quella di servire i clienti al banco e tenere riforniti gli scaffali trasportando dal forno al negozio i prodotti via via che venivano sfornati.
Ogni mattina arrivavo al negozio e mi cambiavo, togliendomi i miei abiti ed indossando una vestaglietta leggera, in quanto la calura estiva unita alla temperatura elevata dei forni rendeva l’ambiente veramente arroventato.
Per i primi tempi non mi accorsi di niente, ma una mattina mentre mi cambiavo, con la coda dell’occhio vidi il signor Luigi, che credendo di non esser visto mi stava spiando.
La cosa mi creò una strana sensazione, il mio corpo ancora acerbo venne pervaso da una valanga di ormoni, i miei sensi provarono emozioni ancora sconosciute.
L’inconsapevole godimento provocato dall’essere sfiorata dallo sguardo di quell’uomo maturo mi portò a avere voglia di essere guardata e desiderata.
Repressi il primo impulso che avevo avuto, di coprirmi e sfuggire allo sguardo bramoso, e rallentai invece le mie mosse, impiegando più tempo prima di indossare la vestaglia, lasciando il mio corpo seminudo alla vista degli occhi bramosi del signor Luigi.
Da quella volta ogni mattina migliorai la mia esibizione, girandomi e rigirandomi per offrire alla vista ogni più intimo dettaglio della mia intimità, arrivando fino a far finta di cambiarmi anche le mutandine, per rimanere completamente nuda davanti agli occhi del mio segreto ammiratore.
La cosa durò per tutta l’estate, il signor Luigi si limitò ad ammirare i miei spettacoli senza però mai avvicinarsi o tentare di toccarmi.
Da allora però non sono più riuscita a fare a meno di provare quelle sensazioni, che sono le uniche che riescono a portarmi ad avere dei veri orgasmi.
Ho affinato le mie tecniche, faccio attenzione per scoprire ambienti e situazioni adatte ai miei scopi, che devono essere ben congegnate, mai volgari, ed apparire sempre casuali e non intenzionali.
Adoro un magazzino di abbigliamento, dove ci sono delle cabine per provare gli abiti formate solo da una misera tendina, la quale già a cose normali riesce appena a nascondere l’interno; io provo e riprovo abiti, gonne e magliette, e la tendina rimane sempre un po’ aperta, quel tanto che permette agli uomini che ci passino vicino di vedere all’interno.
Una volta, mentre mi trovavo in vacanza in una località di montagna, ebbi una occasione splendida: dopo aver fatto una lunga passeggiata, dovevo prendere l’autobus per tornare al paese dal quale provenivo. C’era una specie di stazioncina presso la quale attendere gli arrivi, entrai nella piccola stanzetta e vidi due an
ziani uomini che stavano aspettando; vicino a loro si vedeva un piccolo bagno al quale mancava completamente la porta. L’occasione era troppo ghiotta. Con fare disinvolto mi avvicinai alla toelette, guardai, poi fingendomi un poco contrariata chiesi loro: ma da queste parti si usa fare i bagni senza le porte?
Cosa vuole- mi rispose uno dei due- hanno da poco ristrutturato questo edificio ma adesso gli operai sono in ferie, e non hanno terminato i lavori.
Io ho troppa urgenza- dissi- se non vi scandalizzate uso il bagno anche senza porta.
Senza aspettare risposta entrai, mi avvicinai al wc ed abbassai i jeans e le mutandine fino alle caviglie, mettendo cosi bene in vista ai due an
ziani le lunghe cosce ed il triangolino rasato; dopo aver adempiuto le mie necessità fisiologiche, cercai nella borsetta dei fazzolettini, che utilizzai senza alcuna fretta, mentre i miei spettatori strabuzzavano gli occhi, incapaci di proferire parola.
Qualche tempo fa il medico mi prescrisse una cura a base di iniezioni; non avendo nessuno capace di farle, mi rivolsi ai miei an
ziani vicini di casa, chiesi alla signora Marietta se conoscesse chi potesse aiutarmi. In realtà già sapevo che suo marito Gino sapeva destreggiarsi con aghi e siringhe.
Il giorno seguente Gino venne a casa mia per la prima iniezione, però con lui c’era anche la moglie, quindi non potei fare molto. Preparato il necessario alzai la gonna e ricevetti la puntura, notando con che mano leggera Gino eseguisse l’operazione, quasi del tutto indolore.
Passarono i giorni, Marietta non veniva più ed io decisi di mettere in atti il mio show.
All’ora stabilita per l’iniezione vidi Gino uscire da casa, mi spogliai ed entrai sotto la doccia, così che quando suonò il campanello, ancora bagnata andai alla porta avvolta in un asciugamano.
E’ già l’ora dell’iniezione!!? Esclamai sorpresa.
Non me ne ero accorta, ero sotto la doccia.
Ma entri Gino, facciamola comunque, tanto ormai è abituato a vedermi spogliata, un po’ più un po’ meno sarà la stessa cosa. Così dicendo lasciai cadere l’asciugamano, , mentre mi aggiravo per la stanza completamente nuda preparando la fiala e l’ago, vedevo Gino diventare paonazzo.
Da quel giorno ad ogni iniezione mi faccio trovare completamente svestita, ed entrambi godiamo senza neppure sfiorarci.