Il
1995 fu l’anno in cui ebbe inizio una storia di sesso e sentimento con Vera,una
ragazza apparentemente timida e poco appariscente ma che presto mi dimostrò di
essere una delle più grandi zoccole esistenti al mondo. Era alta 1.70 coi
capelli lunghi biondo cenere,occhi chiari e portava una terza di reggiseno;fisicamente
era in carne al punto giusto e alcuni tratti del suo viso somigliavano molto a
quelli di lady Diana. A quel tempo io avevo 25 anni e Vera 23,era figlia di una
sessantenne rimasta in cinta per una serie di motivi poco chiari e pare che non
avesse mai conosciuto suo padre. Alla nostra prima uscita da fidanzati ci
recammo al mare con degli amici e fu lì che ebbi modo di scrutare bene il suo
corpo,i suoi seni erano affusolati come dei lobi,i suoi fianchi erano molto
evidenti e soprattutto le si scorgeva un pube talmente peloso che tutti notarono
i ciuffetti biondi che gli fuoriuscivano ai lati del bikini. Vera mi confidò
che teneva alla sua verginità prematrimoniale e l’unico ragazzo con cui aveva
vissuto una storia importante era stato anche l’unico col quale aveva condiviso
le uniche esperienze sessuali limitate a semplici seghe;in quella occasione
Vera chiese anche a me di rispettare il suo desiderio fino al matrimonio. Promesse
a parte dopo qualche settimana anche il mio randello ebbe modo di provare le
gesta della sua mano,le mie invece affondavano nel suo reggiseno provocandogli palpeggiamenti
alle tette e strizzate di capezzoli. Il tempo passava e le nostre confidenze
sessuali si intensificavano sempre più fino a quando una sera in auto riuscii a
toglierle il reggiseno e a sfilarle sia i collant che le mutandine,finalmente ebbi
modo di vederla completamente nuda: le tette erano flaccide e affusolate
(modello porcona) con delle belle areole schiacciate che le contornavano i
capezzoli,il pube era composto da una fitta peluria che occludeva la sua
verginità e in quella occasione trovai anche il modo di suggerirle a raderselo
completamente a zero così come piace a me. In pochi istanti mi denudai anch’io,affidai
il mio attrezzo alle sue sapienti manine che prima cominciarono a
scappellarmelo poi improvvisamente ed inaspettatamente lo condussero all’interno
della sua bocca,Vera cominciò a pomparmelo come una forsennata provocandomi una
fantastica eiaculazione. Più tardi anche io ebbi modo di conoscere a fondo la
sua passera,dopo qualche intima carezza il suo clitoride si erse sul monte di
Venere come un piccolo fallo scappellato,con la mia lingua iniziai a leccargli
le grandi labbra fino a quando non cominciarono a produrre filamenti viscosi e
biancastri che sapevano di piacere. Qualche giorno dopo Vera mi presentò la sua
topa completamente rasata a zero e dopo avermi pompato l’uccello come faceva di
solito,prima di farmi venire decise di non sfilarselo dalla bocca provocandomi
un rapporto orale completo. Per la prima volta in vita sua Vera assaporò il
gusto dello sperma,il mio sperma,che da quel momento in poi divenne per lei una
specie di droga da non poterne più fare a meno;spesso prima di ogni orgasmo era
lei stessa che mi chiedeva di riempirle la bocca. Le fantasie erotiche tra me e
Vera crescevano sempre di più,un giorno le chiesi di masturbarmi il fallo
utilizzando i piedi e l’idea fu presa in maniera entusiasta anche da parte sua
attuandola ogni qualvolta facevamo sesso. Quando indossava i collant i suoi piedi
accarezzavano il mio uccello facendogli raggiungere dimensioni spropositate per
poi fermarsi ogni volta che stavo per venire,(ciò mi permetteva di averlo duro
per intere ore),una volta saturo a Vera non restava altro che farsi sborrare sui
collant che avvolgevano i propri piedi. Un’altra maniera era quella di sfilarsi
i collant,posizionare il mio pisello tra l’alluce e l’indice del suo piede
destro e con un movimento a pedale me lo pompava fino a procurarsi un vero e
proprio pediluvio di sperma. Durante i rapporti orali Vera si era inventata una
tecnica che spesso usano le pornostar,afferrava il mio randello e lo sbatteva
sulla propria lingua fuori dalla bocca fino a quando il suo viso non veniva
irrorato di sperma,altre volte invece dopo avermi procurato delle seghe
spagnole si spalmava il mio nettare sulle tette per poterlo tenere addosso anche
quando dormiva. Nell’anno che andai in vacanza a Gallipoli con lei e con sua
madre,accaddero due episodi molto piccanti,un giorno in spiaggia mentre la
vecchia si appollaiò sotto l’ombrellone,io e Vera entrammo in acqua
allontanandoci di qualche metro e come di solito accade tra due innamorati
iniziammo a scambiarci delle tenere effusioni,con la sua mano,quella destra,Vera
tirò fuori l’uccello dal mio costume e iniziò a smanettarmelo come una troietta
ai primi calori,quando la vecchia iniziò ad insospettirsi di quello che stava
accadendo,pur di non mollare il randello,Vera usò l’altra mano,quella sinistra,per fare cenno alla
madre che era tutto sotto controllo … eccome! L’altro episodio accadde qualche
giorno dopo,proprio nella casa dove soggiornavamo. Mentre la vecchia riposava
su di un letto posto a mezzo metro dal nostro,io e Vera iniziammo a toccarci a
vicenda nelle parti intime. Accarezzai le sue tette rivoltandogliele fuori dal
costume e mentre con la lingua gli leccavo i capezzoli,le mie mani
accarezzavano la sua topa. Vera non perdeva mai di vista il volto della madre
che se solo si fosse svegliata … le divaricai le gambe e scostandole la
mutandina del costume leccai ininterrottamente la sua fica rasata finchè non
divenne una cascata di piacere. Non appena Vera riprese le sue forze estrasse
dal mio costume il suo giocattolo preferito e con la sua bocca iniziò a pomparmelo
forsennatamente fino a quando non si riempì di sperma. Molte volte mi sono chiesto
se in quella occasione la vecchia dormisse davvero o fu una silenziosa
spettatrice dell’evento. Un giorno uscito da lavoro mi recai come al solito a
casa sua,mi accolse con una minigonna di jeans e tacchi alti,mi trascinò dentro
e capii che era sola,mentre la baciai Vera si sollevò la gonna e con un sorriso
da puttanella mi fece notare che era senza mutandine,la chinai a pancia sotto sul
bracciolo del divano,divaricai i suoi glutei e gli leccai l’ano,abbassai le
brache dei miei pantaloni,estrassi il mio membro e lo condussi sulla soglia del
suo retto. Vera era troppo impreparata a quel tipo di esperienza,il suo lato B
riuscì ad ospitare solo il mio glande e nulla più,poco dopo la sollevai dal
bracciolo e la stesi sul tavolo a pancia in su e senza sfilarle ne gonna ne
scarpe cominciai a lavare la topa fino a farmi venire in bocca,lei ricambiò la
prestazione,si inginocchiò dinnanzi a me e succhiò il mio membro eretto fino a
farsi riempire la bocca di sperma;pochi istanti dopo esserci rivestiti si aprì
la porta d’ingresso,era la madre che rientrava da lavoro! Le nostre perversioni
non avevano limiti,un giorno chiesi a Vera se qualche sabato sera fosse uscita
senza mutandine,lei acconsentì e una sera si presentò nella mia auto solamente con
un vestitino di velluto nero e delle calze autoreggenti color carne. Quando ci
incontrammo in strada coi nostri amici mi eccitava molto vederla parlare con
loro sapendo che sotto quel vestitino era completamente nuda e che la sua
passera poteva eccitarsi e sbrodolare di piacere in qualsiasi momento. Vera
amava strofinarsi l’uccello ovunque,in bocca,sulle grandi labbra,sotto le
ascelle,nelle proprie orecchie,sulla lingua,sui piedi,ma quello che le
deliziava il palato era ricevere in bocca la mia sborra che presto cominciò pure
ad ingoiare. Una sera mentre eravamo al pub con una coppia di suoi amici mi masturbò
l’uccello sotto al tavolo mentre parlavamo con loro,per fortuna non arrivando
alla fine. Vera era diventata molto brava nel masturbare il mio fallo coi suoi
piedini (calzava il 41…) e mentre agiva su di me le piaceva anche strapazzarsi le
tette facendosele arrivare alla bocca per poi leccarsi i capezzoli e spesso
prima che raggiungessi l’orgasmo,voleva che accostassi il mio pisello ai suoi
capezzoli in modo da poter leccare gli uni e l’altro finchè non fossi venuto su
di lei. In quei momenti la vagina di Vera produceva una gran quantità di filamenti
biancastri,che finivano per essere raccolti dalla mia bocca quando con la lingua
le stuzzicavo il clitoride;raggiunta la pace dei sensi le restituivo
tutto il suo nettare attraverso i baci che ci scambiavamo. Alcune sere prima di
fare sesso la invitavo a togliersi i collant e le mutandine,poi le facevo
rinfilare solo i collant e con la mia lingua infilata nel nylon cominciavo a
leccargli la fica e il clitoride,provocandole nello stesso istante pruriti ed
orgasmi;quando Vera veniva urlava come una maiala! Nel corso degli anni le
nostre perversioni aumentavano sempre più,Vera era capace di accogliere tutti e
19 centimetri
del mio fallo nella sua bocca,spesso sentivo addirittura le sue tonsille
sfiorarmi il glande e alla fine la sua bocca era sempre tumefatta di piccoli
lividi. Una sera per il modo in cui mi stava sbocchinando l'uccello mi venne quasi spontaneo dirgli: sei diventata la mia puttana! Vera si sfilò il mio randello dalla gola,mi sorrise
e prima di rimettersi all’opera mi sussurrò: siii,dimmelo ancora! mi eccita quando me lo dici! e poi ancora: voglio essere per sempre la tua puttana! Da quel momento in poi tutte le volte che facevamo sesso,Vera mi implorava che le ripetessi sempre quelle stesse frasi che tanto la eccitavano. Un’estate su di
una spiaggia semideserta Vera decise di mettersi in topless,mi eccitai molto a
vedere le sue mammelle che ondulavano e quando tornammo a casa mentre eravamo
sotto la doccia ci scambiammo dei bellissimi rapporti orali. Una sera in auto la
girai di schiena per poterla penetrare analmente ma essendo troppo tesa riuscii
a farlo solo in parte,in un’altra occasione invece gli legai i polsi con i suoi
collant per farle provare un po’ di sadomaso. Un giorno la nostra perversione
superò ogni limite,eravamo nel suo ufficio della procura e mentre lei sedeva sulla
sua sedia girevole io poggiai il mio culo sul bordo della sua scrivania,Vera non
esitò un solo secondo nell’abbassarmi la zippo dei jeans e tirar fuori il mio
attrezzo già turgido e marmoreo,se lo ficcò in bocca e cominciò a pomparmelo
fino a farsela riempire di sperma,solo dopo ci rendemmo conto dell’alto rischio
corso per la sua carriera e per il suo posto di lavoro. Altri pompini consumati
in luoghi insoliti sono avvenuti fuori ad un balcone,mentre guidavo la sua auto,in
una cabina di una nave (coi nostri genitori che parlavano fuori al corridoio) e
in una sala cinematografica. La nostra storia è durata per quattro lunghi anni 1995/1999
ed ha avuto fine per delle richieste inaccettabili. Personalmente posso solo dire
di essermi divertito molto sessualmente anche se abbiamo sperimentato ogni tipo
di rapporto tranne quello più logico. Oggi nel 2010 io ho 40 anni e lei 38
entrambi siamo sposati ed entrambi abbiamo lasciato la nostra città d’origine, spesso mi domando se quel baccalà di suo marito avrà mai
avuto il sospetto di aver sposato una vergine col culo mezzo rotto e con la
bocca che è stata culla del mio sperma per quattro anni?
Un nostro video amatoriale è visibile gratuitamente a questo indirizzo: