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Ho trascorso una notte di fuoco. Quando mi
sveglio vedo mio figlio che sta riverso sul letto a pancia sotto. È nudo; ha la
testa parzialmente affondata nel morbido del cuscino. Ha la bocca semiaperta e
gli occhi chiusi. Sorrido. Con la mente vado alle ore della notte appena
trascorsa. Le immagini si susseguono veloci. Mi vedo nelle posizioni più
impensabili e sempre avvinghiata a mio figlio che mi sbatte nel ventre il suo
favoloso giocattolo riempendomi la vagina di liquido seminale. Giuro che, se
non avessi preso le mie precauzioni, questa notte il mio puledro mi avrebbe
impregnata. Gli ho succhiato il cazzo più volte ed in una di queste ha
scaricato nella mia gola il suo sperma che non ho mancato di ingoiare
gustandolo. Ed ora eccolo qui, disfatto dalla battaglia appena conclusa. Ah!
Questi uomini. Non hanno la benché minima resistenza. Si sentono forti e poi
dopo la prima chiavata le forze cominciano ad abbandonarli. Eppure mio figlio,
questa notte, è riuscito a farmi godere più e più volte. Devo andare al lavoro
altrimenti mi farei condurre per i pascoli ancora una volta. Con un sospiro mi
alzo e vado in bagno dove faccio una calda doccia poi mi vesto e vado via. Gli
ho lasciato un biglietto sul cuscino in cui gli ho scritto che lo amo. Non può
non vederlo. Come mio solito, sono arrivata puntuale nel mio ufficio dove trovo
già ad aspettarmi una mia vecchia amica. È una collega del liceo che poi si
iscrisse all’università laureandosi in ginecologia. Per un periodo di tempo
siamo state anche amanti ed oggi è la mia ginecologa di fiducia.
È già mezzogiorno quando esco dal sonno in
cui sono precipitato dopo una notte di sfrenate galoppate fatte montando la mia
bella mammina. Trovo il messaggio d’amore che mi ha lasciato. La chiamo sul
cellulare.
“Ciao. Mamma ti voglio bene. Ho trovato il
tuo biglietto. Vorrei che tu fossi qui.”
“Ben svegliato amore mio; anch’io vorrei
essere li con te e fare colazione gustando il tuo yogurt. Devo però contenermi.
Anche tu devi essere d’accordo con me; il tuo inquilino ha bisogno di riposo.
Ricordati che a giorni devi incontrarti con mia madre. Non voglio che il mio
stallone faccia brutte figure. Devo essere orgogliosa delle performance del mio
destriero. Quella vacca di tua nonna dovrà vantarsi di essersi fatta chiavare
da un giovane torello bello, forte e ben dotato. Dovremo soffrire per pochi
giorni poi ti farò dei servizietti che ti manderanno in orbita. Ti lascio
perché ho una cliente che mi aspetta.”
Una telefonata di Julie mi avvisa che
l’appuntamento è stato spostato di un giorno. Alle mio rammarico mia nonna mi
dice di comunicare a mia madre che resterò fuori non solo per tutta la
giornata, ma che trascorrerò anche la notte in sua compagnia. Di avvisare la
mia amante (usa l’espressione: dici alla tua amante) che durante la nostra
assenza dovrà prendersi cura di Alba. Al rientro di mamma le comunico la
novità. Anita ha un moto di stizza e di gelosia.
“Che puttana. Fai attenzione. Mia madre ha
deciso di divorarti. Non ti darà tregua. Fatti onore. Chiavala fino a
sfinirla.”
Non so proprio come si possa fare per rendere
innocua una donna del calibro di mia nonna. Quando verrà il momento staremo a
vedere. Per tre interi giorni, pur dormendo nello stesso letto di mia madre, ho
constatato cosa significa vivere in castità. Mamma non ha lasciato che la
sfiorassi neppure con un dito. Non solo ma mi ha pure impedito di masturbarmi.
La scusa è che devo essere in forma per quando sua madre partirà all’attacco
della mia virilità. Il sospirato giorno arriva. Con un pizzico di gelosia nella
voce Anita mi fa i suoi auguri e mi lascia prendere il suo Suv HUMMER. Mi
presento al cancello della villa di Julie. Busso il citofono. Una voce mi
risponde.
“Un minuto è sono da te.”
Vedo una donna percorrere il viale con un
incedere felino. Più si avvicina e più la luce del mattino risplende la sua
bellezza. Indossa una gonna nera non troppo larga ma nemmeno stretta. Un
pullover nero con una profonda scollatura a V. Occhiali da sole nascondono i
suoi bei occhi neri ed un cappello a larghe falde le copre il capo. Quando mi è
vicina noto che ha scarpe nere lucide con tacchi altissimi e le gambe
inguainate in calze velate nere con la cucitura dietro. Le labbra sono dipinte
da un rossetto rosso vivo e le unghia delle mani sono coperte da smalto rosso
fuoco. Non ha niente con se. Nemmeno la borsa. Dopo avermi dato un bacio sulla
guancia sale in macchina invitandomi a partire. Per un attimo resto imbambolato
a guardarla.
“Ehi, piccolo, non hai mai visto una donna?
Eppure hai un’amante che non ha eguali su questa terra. Dai monta in macchina e
partiamo.”
Nella mia mente si apre una finestra e vedo
la mia bella amante: mia madre. Ha ragione. Per quanto possa Julie essere bella
e desiderabile non potrà mai gareggiare con Anita.
Monto in macchina e partiamo. Lei è
rannicchiata sul sedile con le spalle contro la portiera. Il suo viso è rivolto
verso il mio. A causa degli occhiali da sole non riesco a vederle gli occhi e
quindi non posso capire a cosa pensa. Una cosa riesco a decifrare. Guardando il
suo pullover e del come le calza sul torace intuisco che non ha reggiseno. Il
pensiero che quel pullover sta nascondendo due grosse e belle ghiandole
mammarie mi pone in uno stato di febbrile eccitazione. Julie si accorge delle
mie fugaci occhiate lanciate all’indirizzo del suo petto e sorride.
“Prendi la strada che porta in montagna.”
“Come lei comanda mia signora.”
Dopo un’ora di viaggio fatto sui tornanti che
portano in montagna Julie si stiracchia e nel farlo la sua gonna le sale
scoprendo una buona porzione delle sue formidabili gambe che accavalla mettendo
in luce parti di una delle sue bianche cosce. Vedo il limite delle calze e le
cinghie del reggicalze. Il mio inquilino si è svegliato.
“Nonna, per favore, così mi fai distrarre. Ti
prego.”
Julie si sposta verso di me. Allunga una mano
e la posa sulla mia patta. Istintivamente pigio il piede sul freno. Meno male
che la strada è abbastanza larga.
“Porco mondo, nonna, hai deciso di farci morire?”
Invece di rispondermi la sua bocca si allarga
in un sorriso mostrandomi i suoi bianchi denti. La stretta della sua mano sul
mio cazzo si fa più forte.
“Dai non fare il puritano. Quante volte la
tua amante ha manovrato la tua leva mentre guidavi? Più avanti c’è un area
picnic. Entraci e fermati. Stamattina non ho fatto colazione ed ho un certo
languorino allo stomaco. Ho bisogno di metterci dentro un pò di vitamine.”
So dove si trova l’area di picnic, ma che io
ricordi non c’è nessun store o bar che possa soddisfare il laguorino di Julie.
Bah! Entro nell’area.
“Addentrati fino al limite.”
Il limite è una piazzola circondata da un
cespuglio. L’accontento. Si è tolta gli occhiali. Ha gli occhi che luccicano.
Mentre sta a fissarmi sento un’altra sua mano raggiungere quella che mi sta
stringendo il cazzo. Con una fa scorrere la zip e con l’altra si addentra
nell’apertura dei pantaloni. Supera lo spacco dei boxer, aggancia il cazzo e lo
porta all’aria. Il suo viso ha un’espressione di compiacimento.
“Per tutti gli dei dell’Olimpo. Ora capisco
perché tua madre sbava per te. Il tuo non è un cazzo è un palo. In questi
giorni ho cercato di immaginarmi sul come era fatto ed ora che lo vedo ti
assicuro che mai avrei creduto di trovarmi di fronte ad una tale meraviglia. Non
ho mai visto un cazzo così bello. Caro nipotino io e te faremo grandi cose.
Vedrai ci divertiremo.”
Non so come sia stato possibile di colpo le
spalliere dei sedili anteriori si ribaltano all’indietro e l’interno del suv si
trasforma in un comodo ed ampio divano. Con un’agilità, che non credevo avesse,
mia nonna mi è sopra con la testa rivolta verso le mie gambe. Mi slaccia la
cinghia dei pantaloni e me li sfila.
“Ed ora facciamo colazione. Penso proprio che
il tuo cornetto mi permetterà di bere lo yogurt di cui è farcito.”
Non credo alle mie orecchie. Ha ragione
Anita. Sua madre è una puttana. Solo una puttana può fare discorsi del tipo
fatti da Julie. Il mio cazzo ha raggiunto proporzioni smisurate. È diventato
duro come l’acciaio; sento il sangue pulsare con forza nelle vene che lo
attraversano; mi fa male. Vedo la testa della nonna fiondarsi sul mio cazzo e
baciarlo con furia. Il grosso glande è uscito dal cappuccio e punta dritto alla
sua bocca. Nonna con una mano mi aggancia i testicoli e con l’altra artiglia il
cazzo e se lo struscia sul viso e sul collo. I suoi occhi sono chiusi. Si sta
godendo le carezze del mio cazzo sul suo viso. Per un attimo interrompe
l’azione.
“Tu non vuoi fare colazione? La mia ciccina
ha un favo pieno di miele. Perché non lo lappi.”
Sempre con la stessa agilità sposta il bacino
sulla mia testa e mi schiaccia la sua conchiglia sul viso. Poi torna a
riprendere l’azione che la sua bocca ha interrotta sul mio cazzo. Non riesco a
vedere perché la gonna copre il deretano e la mia testa. Afferro i lembi della
gonna e li rimbocco sulla sua schiena. Scopro così che non ha le mutande. È uno
spettacolo fantastico. Due grosse bianche natiche premono contro il mio viso.
Non ho mai visto un culo cosi grosso. Poggio le mani sulle chiappe ed esercito una
pressione verso l’esterno. Altre meraviglie si manifestano ai miei occhi. Uno
scuro forellino circondato da una serie di raggi che dipartendosi dal suo
centro si allargano verso l’esterno. È il buco del culo di Julie circondato da
un grinzoso sfintere. Sembra un fiore di prato. Poi la meraviglia delle
meraviglie: la polposa vagina. E’ completamente depilata (la depilazione si
estende fino a comprendere anche le parti che interessano il buco del culo).
Dio com’è grossa. Nemmeno mia madre ce l’ha cosi grossa. Dallo spacco che
divide le grandi labbra fanno capolino le creste rosso sangue delle gonfie
piccole labbra. Infine la fessurina dell’uretra sormontata dal clitoride che è
già uscito dal cappuccio mostrandosi in tutto il suo fulgido splendore. Non mi
resta che mangiare quel meraviglioso frutto che nonna mi sta offrendo. La mia
bocca comincia a baciare le parti esposte della conchiglia. Julie lancia
mugugni soffocati dal cazzo che sta succhiando. Le mia labbra circondano le sue
piccole labbra e dopo averle titillate con la lingua le succhio fino a
strapparle altre grida di piacere. Le mie dita si posano sulle grandi labbra e
le allargano. La mia lingua si proietta all’esterno della mia bocca e va ad
insinuarsi nell’orifizio vaginale. È tanta la libidine che pervade il corpo di
mia nonna che ha un immediato primo orgasmo riversando nella mia bocca il
frutto di quel raggiunto piacere. La mia lingua spazia sulle pareti dell’oscuro
antro lappando tutte le sue secrezioni. Julie ha un altro orgasmo ed io ancora ne
bevo il suo miele. Intanto il clitoride è diventato lucido per l’eccitazione
che lo pervade. Le mie labbra lo circondano, lo stringo, lo mordo. La lingua
comincia a vorticare intorno a quella magnifica protuberanza che, solleticata
senza intermittenza dalla mia lingua, sento gonfiarsi e crescere nella mia
bocca. Comincio a succhiarlo. Lo tratto come fosse un cazzo. Gli faccio un
pompino che dura una decina di minuti durante i quali mia nonna raggiunge una
sequela di orgasmi i cui frutti non mi lascio sfuggire. Lappo ed ingoio lo
squisito miele che esce dal favo di Julie. L’ultimo orgasmo lo ha insieme al
mio. Il mio vulcano esplode ed erutta nella sua calda bocca ondate di sperma.
La sento deglutire. Lo sta ingoiando. Quando l’ultima goccia di sperma è uscita
sento la lingua della nonna pennellare il glande. Lo sta lavando. Io non le
sono da meno. La mia lingua spazia sulla intera superficie della vagina. Le
faccio il “bidè”. È durante questo mio fare che i miei occhi cadono sul roseo
sfintere. Il buchetto che è al centro sembra un magnete. Inconsciamente la mia
bocca si avvicina e le mie labbra si posano sulla corona che circondano il
fiore. Nonna sobbalza. Cerca di sottrarsi.
“Cosa vuoi fare?”
“Nonna hai un buco del culo favoloso. Mi
piacerebbe leccartelo. Se ti da fastidio smetto.”
“Ti piace il mio culo? Vuoi leccarmi il buco
del culo? Nessuno lo ha mai fatto e nemmeno chiesto. Tu sei il primo. Dio, alla
mia età mi tocca farmi leccare il culo da mio nipote. Dai, fallo. Voglio
sentire cosa si prova a sentire una lingua roteare sul mio buchetto
posteriore.”
Julie si solleva e poggia le mani sulle mie
cosce. Il suo bacino si è ulteriormente abbassato sul mio viso. Non devo
sollevare la testa per poggiare le mie labbra sul buchetto posteriore. La
lingua si fa largo fra le mie labbra e investe in pieno il roseo forellino.
Nonna lancia un grido di sorpresa. La mia lingua è come quella di un serpente.
La proietto in tutte le direzioni. Non un punto del grinzoso sfintere viene
risparmiato. Julie sembra una invasata. Alterna grida di piacere a deboli
miagolii.
“Dio mio. Non avrei mai immaginato che si
provasse un tale piacere nel farsi leccare il buco del culo. Cosa mi sono
persa. Grazie mio bel torello per avermi fatto conoscere questo altro modo di
godere.”
Ha impresso al suo bacino un lento movimento
rotatorio. Sollevo una mano e la poggio sulla sua vagina. con le dita le
artiglio il clitoride e la masturbo. Per mia nonna è il colmo. Un grido da
scrofa sgozzata riempie il Suv. Le unghia delle mani di Julie si conficcano
nella carne delle mie cosce. Viene e riversa sul mio viso il suo piacere; si
piega in avanti poggiando il petto sulle mie gambe e resta immobile per un
tempo di cui perdo il suo trascorrere. Dopo circa mezzora i pensieri ritornano
al loro posto. Il cervello riprende a funzionare. Julie torna a sedersi sul
sedile anteriore.
“Non ho mai fatto una colazione cosi
abbondante. Mi hai riempito lo stomaco con il tuo sperma.”
“Devi ringraziare tua figlia se ho potuto
saziarti.”
“Perché dovrei ringraziare la tua amante?”
“Perché da quando ha saputo che dovevo venire
con te non mi ha permesso di cavalcarla. Ho trascorso tre giorni di clausura.”
“Tua madre sapeva della mia voglia di
averti?”
Le raccontai del mio ritorno a casa dopo
averla accompagnata.
“Non posso crederci. Era tanto grande il
desiderio di avermi che hai tradito la tua amante mentre la possedevi. Ti sei
accoppiato con tua madre pensando di stare chiavando tua nonna? Quando saremo
arrivati mi racconterai tutto. Dai rimettiti i pantaloni. Dobbiamo ancora
viaggiare per un’altra mezzora prima di arrivare.”
Faccio ciò che dice. Mi rimetto alla guida.
Nonna ha gli occhi fissi su di me, non li stacca neppure per un attimo e
nemmeno parla. La sua voce si fa sentire solo quando costeggiamo un muro di
cinta alto circa due metri sul quale è stata fissata una barriera di sbarre di
ferro alta altrettanti metri.
“Più avanti c’è un cancello. Le chiave le
trovi nel vano porta oggetti. Scendi ed apri. Io guiderò il suv all’interno. Tu
richiuderai. Da qui in avanti sarò io a guidare.”
Dopo aver aperto e richiuso il cancello
d’ingresso monto sul fuoristrada e via verso l’interno. La strada è sterrata e
fiancheggiata da alberi. Dopo circa un Km vedo apparire una casa la cui
facciata è fatiscente. Arrivati davanti all’ingresso nonna ferma l’auto ed
arresta il motore. Scende e mi invita a fare altrettanto. Si avvicina ad un
albero, stende la mano verso l’alto e prende una chiave che è, là, agganciata
ad un ramo. La infila nella serratura ed apre. Entriamo.
P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a
persone viventi o decedute è puramente casuale. |